
Guardandosi di profilo allo specchio, molte persone notano una zona bassa della schiena piuttosto incavata, il gluteo che sporge e la pancia che sembra spingersi in avanti anche in assenza di sovrappeso. Da lì scatta spesso la ricerca online e la conclusione che ci sia qualcosa da correggere.
L’iperlordosi lombare è una delle alterazioni posturali di cui si parla di più, ma anche una di quelle su cui circolano più fraintendimenti. Il principale è dare per scontato che sia sempre un problema.
In questo articolo chiariamo cos’è, quando merita attenzione e come si affronta a Roma Centro.
La colonna vertebrale non è dritta, e non deve esserlo. Vista di profilo presenta curve alternate che servono a distribuire i carichi e ad ammortizzare le sollecitazioni. Nella zona lombare la curva è rivolta in avanti, ed è chiamata lordosi.
Si parla di iperlordosi lombare quando questa curva risulta più accentuata rispetto ai valori considerati abituali. Va detto che questi valori hanno un range piuttosto ampio: le misurazioni indicano una media intorno ai trenta gradi ma con oscillazioni significative da persona a persona, il che rende poco sensato ragionare in termini di giusto e sbagliato assoluti.
Il quadro tipico comprende una zona lombare visibilmente incavata, un profilo gluteo più sporgente e una protrusione dell’addome che compare anche in persone magre. La ragione di quest’ultimo aspetto è meccanica: il bacino ruota in avanti, in quella che si chiama antiversione, e questo spinge in fuori la parete addominale.
Frequentemente l’iperlordosi lombare si accompagna a un’accentuazione della curva dorsale, perché i segmenti della colonna si influenzano a vicenda e il corpo cerca un equilibrio complessivo.
Qui sta la parte più importante di questo articolo. Avere una lordosi accentuata non significa avere o sviluppare mal di schiena.
Moltissime persone convivono con una curva lombare pronunciata per tutta la vita senza alcun sintomo. In una parte dei casi si tratta semplicemente di una caratteristica individuale, talvolta di origine costituzionale, non di un difetto da correggere.
L’iperlordosi diventa rilevante quando si accompagna a elementi concreti: dolore lombare ricorrente, rigidità che limita i movimenti, difficoltà nel controllare la posizione del bacino durante il movimento, oppure quando si associa a una scarsa capacità di sostenere il carico.
In altre parole, non è la fotografia a definire il problema, è la funzione. Ed è per questo che una valutazione seria non si limita a guardare la persona ferma di profilo, ma osserva come si muove, come cammina, come gestisce il carico e se riesce a controllare il bacino quando serve.
Quando l’iperlordosi è di natura posturale e funzionale, alcuni schemi ricorrono con regolarità. Raramente si tratta di una singola causa, più spesso di una combinazione.
Chi trascorre molte ore seduto mantiene l’ileopsoas e gli altri flessori dell’anca in posizione accorciata per gran parte della giornata. Nel tempo questi muscoli perdono estensibilità e, inserendosi sulla colonna lombare e sul bacino, tendono a tirare il bacino in avanti aumentando la curva.
Non si tratta di quanto sono visibili, ma di quanto sono capaci di controllare. Una parete addominale che non si attiva adeguatamente non riesce a contrastare l’antiversione del bacino, e questo lascia la zona lombare senza il suo bilanciamento naturale.
Il grande gluteo è uno dei principali antagonisti dell’antiversione. Quando è poco attivo, il bacino perde uno dei suoi controlli principali. È lo stesso meccanismo che abbiamo visto parlando di core stability e postura: i glutei sono stabilizzatori fondamentali del bacino, anche se raramente vengono considerati tali.
C’è poi un aspetto che va oltre la forza e l’estensibilità: la capacità di percepire e muovere il bacino volontariamente. Molte persone con iperlordosi semplicemente non sanno portare il bacino in retroversione, perché non hanno mai imparato a farlo. È un problema di controllo, non di muscoli deboli, e si risolve in modo diverso.
L’obiettivo non è appiattire la schiena né inseguire un valore teorico. È restituire alla zona lombare e al bacino la capacità di muoversi e di gestire il carico senza generare fastidio.
La valutazione stabilisce che tipo di quadro si ha davanti. C’è dolore o no? Il bacino si muove in entrambe le direzioni o è bloccato in antiversione? Quanto sono estensibili i flessori dell’anca? La persona riesce a controllare la posizione del bacino durante un movimento sotto carico?
Da queste risposte emerge la scala di priorità, che è diversa da persona a persona anche a parità di curva.
Se i flessori dell’anca sono rigidi, il lavoro parte da lì, perché finché tirano il bacino in avanti qualsiasi tentativo di controllo si scontra con una limitazione meccanica.
Il passaggio successivo è imparare a muovere il bacino consapevolmente, prima in posizioni facilitate e poi in piedi e sotto carico. È spesso la fase più rivelatrice, perché molte persone scoprono di non aver mai avuto quella percezione.
Infine il rinforzo di addominali profondi e glutei, non come esercizi isolati ma integrati nei movimenti reali, così che il controllo acquisito diventi automatico anche fuori dallo studio.
Se vuoi capire come costruiamo un percorso, leggi il nostro articolo sul fitness posturale a Roma.
Alcune situazioni richiedono un inquadramento clinico prima di qualsiasi programma di movimento: dolore lombare intenso o persistente, dolore che si irradia lungo la gamba, alterazioni della sensibilità o della forza, comparsa dopo un trauma. In presenza di questi elementi il riferimento è il medico, che valuta se sono necessari approfondimenti.
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Ogni corpo è diverso e anche il mal di schiena può avere cause differenti.
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